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Tecnologia, attenzione, umanesimo

L'inquadramento del 'user engagement' è una lente morale che sembra neutra. Non lo è. I prodotti digitali modellano l'attenzione, e l'attenzione è la materia prima della cittadinanza. Questa è la pagina indice.

Quella che segue è la mia lettura del rapporto tra tecnologia e attenzione, con riferimento ai saggi che ho scritto. Non è nostalgia anti-digitale: è la convinzione che ignorare la dimensione civica dei prodotti che costruiamo sia negligenza professionale.

Ultima revisione: 7 maggio 2026.


Tesi in una frase

I prodotti digitali formano cittadini prima di formare clienti. Progettarli senza tenerne conto è una scelta politica mascherata da scelta di design.

Come la vedo

  • L’attenzione non è una risorsa illimitata che l’utente “dona”. È una quantità finita che viene estratta. Il verbo giusto cambia il giudizio morale.
  • “Non siamo un giornale” non è una difesa. Lo è stata nel 2010. Oggi, qualsiasi piattaforma con un feed ha obblighi editoriali di fatto — e fingere di non averli è più insidioso di riconoscerli.
  • Il design è etica incarnata. Ogni default che proponi, ogni frizione che rimuovi, ogni animazione che aggiungi, dice qualcosa su cosa ritieni accettabile fare con la vita dei tuoi utenti. Non esistono scelte neutre, esistono scelte inconsapevoli.

Saggi su questo tema

27.05 2026
№ 69

L'umano è una posizione

Sono ateo, vengo dalla filosofia, lavoro nella compliance europea. La prima enciclica di Leone XIV sull'intelligenza artificiale non l'ho firmata, l'ho discussa. E ci ho trovato un lessico che a Bruxelles ancora manca.

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08.05 2026
№ 66

La sera dico no, la mattina lavoro con gli stessi strumenti

La sera dico no a mio figlio di tre anni che vuole il tablet ancora un pochino. Lo dico per un motivo molto specifico, e da quel motivo nasce un libro gratuito.

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01.05 2026
№ 61

Il debito di specifica

Sul perché il documento che certifica il sistema invecchia peggio del codice che lo implementa, e su perché la prossima generazione di cause civili in materia di software si combatterà sulla specifica.

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29.04 2026
№ 60

La forma che il giorno ha perso

C'è una stanchezza diffusa che non sappiamo nominare. Non viene dal fare di più: viene dal vivere dentro un tempo che ha perso la sua forma. L'AI non accelera l'attività, la sostituisce con un'altra — e il corpo, calibrato in anni, non riesce più a leggere la giornata.

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27.04 2026
№ 59

La forma del vincolo

Trattare la conformità normativa come avversaria del progetto tecnico significa non aver compreso cosa sia il progetto tecnico. Un saggio sull'errore di categoria che indebolisce l'industria europea del software, e su come il quadro normativo europeo — letto come sistema, non come elenco — configuri un vantaggio competitivo strutturale per chi sa abitarlo.

17′ tempo di lettura
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21.04 2026
№ 58

DPIA come genere, non come modulo

Il template EDPB per le DPIA, pubblicato ad aprile, non è un formulario più lungo. È la codificazione di una forma. Sul passaggio da modulo a genere, e su cosa cambia per chi scrive la compliance come pratica di scrittura continua.

28′ tempo di lettura
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19.04 2026
№ 57

Cruft, non patina

Gli edifici imparano, scriveva Stewart Brand. Il software, invece, accumula commenti che si scusano. Sul perché gli oggetti digitali non sanno invecchiare, e su cosa questo dice della civiltà che li mette al centro.

25′ tempo di lettura
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18.04 2026
№ 56

L'ultima bottiglia di Mrs. Donoghue

Perché il «prodotto» su cui è costruito il diritto della responsabilità civile non esiste più nel software contemporaneo, e cosa potrebbe mettersi al suo posto.

33′ tempo di lettura
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16.04 2026
№ 55

L'ultimo respiro e il primo problema dell'ai

Gli agenti fanno più lavoro, ma noi lavoriamo di più. Il vero collo di bottiglia non è la produttività: è il corpo, con sonno, limiti e tempo finito.

9′ tempo di lettura
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05.04 2026
№ 52

Gli Annales, o dell'impossibilità di una storia totale

C’è un momento preciso in cui una rivoluzione intellettuale smette di essere tale e diventa ortodossia.

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28.03 2026
№ 50

L'incompetenza come condizione strutturale del presente

Nessuno sa cosa sta facendo. Non nel senso banale e un po' autoassolutorio che si usa nelle conversazioni tra colleghi, quando qualcuno alza le spalle e dice che improvvisiamo tutti.

12′ tempo di lettura
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27.03 2026
№ 49

La maggior parte del software che esiste non dovrebbe esistere

E chi lo costruisce per mestiere è l'ultimo ad ammetterlo.

8′ tempo di lettura
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26.03 2026
№ 48

I tuoi figli non sono i tuoi utenti

Manifesto per chi costruisce tech ed è anche genitore.

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25.03 2026
№ 47

Il progresso non è una direzione: anatomia di un equivoco pericoloso

Quando qualcuno grida che lo Stato "frena il progresso", sta davvero parlando di progresso, o di qualcos'altro?

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09.03 2026
№ 38

Intervista impossibile a Guglielmo Marconi nel 2026

Un Marconi catapultato nel 2026 commenta smartphone, social, ai e privacy. Un dialogo ironico sul segnale, il rumore e l’attenzione che perdiamo.

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05.03 2026
№ 35

Dopo la morte della UI: finisce anche l'idea di app

Leggendo Mircha ho iniziato a chiedermi cosa succede se davvero la UI muore. Forse non sparisce solo la schermata, ma l’applicazione stessa.

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26.02 2026
№ 30

Il parcheggio del supermercato alle 18:30

Alle 18:30 il parcheggio del supermercato diventa una piccola guerra civile. tra suv, carrelli vaganti e design fuori contesto, cosa dice di noi?

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24.02 2026
№ 28

La mia lavatrice vuole il WiFi

Ho comprato una lavatrice e mi ha chiesto app, account e WiFi. Una storia normale, eppure inquietante, su dati, dipendenza e un bottone.

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21.02 2026
№ 24

L'Europa dice basta: il tuo cervello non è un KPI

Il DSA punta l’infinite scroll di TikTok e l’“autopilota” dell’attenzione. Intanto negli USA Meta va a processo. Il design diventa politica.

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04.02 2026
№ 18

Chi controlla cosa producono gli agenti AI?

C’è una domanda che mi gira in testa da settimane, una di quelle domande che ti vengono alle undici di sera quando stai...

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09.01 2026
№ 12

AI e il circolo vizioso che rischia di uccidere l'open source

C’è una frase di Adam Wathan che mi ha colpito e alla quale continuo a pensare da due giorni, quando l’ha pubblicata....

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08.01 2026
№ 11

Quando la verità diventa un processo

C’è un momento preciso in cui ho capito che qualcosa si era rotto nel mio rapporto con la conoscenza. Stavo guardando...

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03.01 2026
№ 10

La fine del Trust and Safety Council di Twitter: quando i controlli scompaiono

Mi sono accorto che ultimamente, quando penso a Twitter, o X come dovrei ormai chiamarlo, mi viene in mente quella...

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17.12 2025
№ 2

L'etica come bussola per l'intelligenza artificiale: quando i valori umani diventano valore di business

Mi capita spesso di pensare a quanto l’intelligenza artificiale stia diventando parte del nostro quotidiano, quasi...

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Lavoriamo insieme

Qui il mio valore non è darti dei dark pattern mascherati: è farti vedere, dall’interno dei tuoi dati di prodotto, quali default stai proponendo e che cosa dicono del tuo progetto civico. Poi decidi tu.

Per chi è utile

  • Head of Product e Head of Design che stanno guardando le proprie metriche con crescente imbarazzo

  • Direzioni aziendali che si accorgono che il racconto ‘engagement = valore’ non regge più, né internamente né esternamente

  • Team che costruiscono prodotti per minori, per famiglie, per pubblici vulnerabili e vogliono un’etica di prodotto più solida delle policy

  • Board di aziende che vogliono un keynote o un workshop che non sia un TED talk motivazionale

Come lavoro

Revisione di pattern di engagement (2–3 settimane)

Guardo i tuoi pattern attuali (notifiche, feed, onboarding, gamification) e ti dico quali sono difendibili e quali no, davanti a un giudice, a un utente adulto, a un bambino di dieci anni. Output: una lista di cambi prioritari, con stima di impatto.

Disegno di metriche alternative (3–4 settimane)

Dall’engagement al valore ricevuto. Lavoro con il team di prodotto e di analytics per costruire 2–3 metriche che misurino il bene che il prodotto fa agli utenti, non solo il tempo che ti cedono.

Keynote e workshop interni (1–2 giornate)

Talk 40 minuti o workshop 2–4 ore per board, team di prodotto, team di design. Riferimenti pubblicati, zero slide generiche, output operativo atteso alla fine.

Domande operative

È una posizione ideologica?

No — è una posizione professionale. Ho visto troppi prodotti estrarre attenzione senza restituire valore proporzionale. Dire ‘è il mercato’ non spiega; descrive.

Funziona anche per prodotti B2B?

Sì. I dark pattern nei prodotti SaaS enterprise esistono eccome — billing pages, cancellation flow, forced onboarding — e sono più costosi perché erodono la fiducia di un cliente che paga.

Quanto dura un ingaggio tipico?

Due–quattro settimane per revisioni o disegno di metriche, una–due giornate per keynote e workshop.

Vieni sul palco?

Sì, per eventi non sponsorizzati e non promozionali. Non faccio webinar registrati né talk con sponsor che mascherano un pitch.

Scrivimi a hello@margiovanni.it con due righe di contesto. Rispondo entro qualche giorno lavorativo con una proposta concreta o un cortese no se non è il mio perimetro.

Domande e risposte

Non è tardi per parlare di economia dell'attenzione?

È tardi per scoprirla: non è tardi per governarla. La differenza è che ora abbiamo dieci anni di dati su cosa succede quando si lascia fare. Era teoria nel 2015; nel 2026 è documentazione.

Cosa c'entra l'umanesimo?

C’entra perché la domanda ‘che cittadino vogliamo formare’ è più antica e più seria di quella ‘che utente vogliamo acquisire’. L’umanesimo dà un vocabolario per fare la prima senza scivolare in nostalgia.

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