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Intervista impossibile a Guglielmo Marconi nel 2026

Un Marconi catapultato nel 2026 commenta smartphone, social, ai e privacy. Un dialogo ironico sul segnale, il rumore e l’attenzione che perdiamo.

Nella serie "Interviste impossibili" faccio quello che la fisica non consente e il buon senso sconsiglia: prendo persone dal passato e le butto nel presente. Oggi tocca a Guglielmo Marconi, Nobel per la Fisica 1909, inventore del telegrafo senza fili, portato con una macchina del tempo dal 1937 al marzo 2026. Lo incontro in un bar di Pescara. Ha ordinato un caffè. Lo beve in silenzio, guardando la gente ai tavoli. Tutti fissano un rettangolo luminoso.

Signor Marconi, benvenuto nel 2026. Come si sente?

Confuso. Ma meno di quanto pensiate. Ho dedicato la mia vita a eliminare i fili. Vedo che ci siete riusciti. Quello che non avevo previsto è che avreste rimesso i fili per ricaricare gli apparecchi senza fili.

Si riferisce ai caricabatterie.

Mi riferisco al fatto che in questo locale ci sono quattordici persone e undici di loro sono collegate a una presa a muro. Ho eliminato i fili nel 1896 e voi li avete reintrodotti nel 2026 per non restare senza TikTok. Mi sento preso in giro.

In realtà esiste anche la ricarica wireless.

Me l'hanno spiegata. Appoggiate l'apparecchio su un disco e si ricarica. Senza fili. Ma il disco è collegato a un filo. Avete inventato un intermediario tra il filo e l'apparecchio e lo chiamate "wireless". Ai miei tempi un passaggio in più nella catena si chiamava inefficienza. Oggi si chiama innovazione.

È la prima cosa che ha notato arrivando nel 2026?

No. La prima cosa che ho notato è il rumore. Non il rumore fisico. Quello è diminuito, i vostri motori sono più silenziosi dei nostri, le città sono meno caotiche di quanto immaginassi. Parlo del rumore elettromagnetico. Ai miei tempi, per captare un segnale radio dovevo isolarmi, costruire antenne enormi, eliminare ogni interferenza. Voi vivete immersi in un campo elettromagnetico così denso che se io provassi a fare il mio esperimento del 1901 da questo bar, non sentirei nulla. Siete riusciti a saturare l'etere. Complimenti.

Tecnicamente l'etere non esiste. Einstein ha...

Sì, sì, me l'hanno detto. Hanno anche detto che Plutone non è più un pianeta. Avete l'abitudine di togliere le cose dopo che la gente ci si è affezionata.

Le abbiamo dato uno smartphone per orientarsi. Come è andata?

Il vostro collega mi ha dato l'apparecchio. Lo chiamate telefono, ma non ha nulla a che fare con un telefono, e mi ha mostrato le funzioni di base. Posso telefonare, che è l'unica cosa che non fate mai con questo oggetto. Posso scrivere messaggi, scattare fotografie, consultare l'intero sapere umano, calcolare la traiettoria di un satellite, e ordinare la cena. È il dispositivo più potente mai costruito dall'uomo. Lo usate principalmente per discutere con sconosciuti.

Non è del tutto...

Mi ha anche mostrato che l'apparecchio ha tre fotocamere sul retro. Tre. La prima fotografia della storia è stata scattata da Niépce nel 1826 con una camera che pesava venti chili e richiedeva otto ore di esposizione. Voi avete tre fotocamere in tasca e le usate per fotografare il piatto di pasta prima di mangiarlo. Niépce fotografò un tetto dal davanzale della sua finestra e ci mise otto ore. Voi fotografate un piatto di carbonara e ci mettete due secondi, poi ne perdete altri quaranta a scegliere il filtro giusto.

I filtri sono una questione estetica.

I filtri sono una questione filosofica. State dicendo alla realtà che non è abbastanza bella così com'è. Il tramonto deve essere più arancione. La pasta deve essere più dorata. Il vostro viso deve essere più liscio. Avete la macchina fotografica più sofisticata della storia e la prima cosa che fate è mentire con essa.

Non direbbe lo stesso della pittura? Anche i pittori interpretavano la realtà.

I pittori ci mettevano anni di studio. Il vostro filtro "Valencia" ci mette un centesimo di secondo. La differenza tra arte e menzogna è il tempo che ci dedichi.

Ha scattato qualche foto lei?

Ho scattato una foto al mare. Da qui si vede il mare, è una cosa che apprezzo molto di questa città. L'ho scattata senza filtri. Poi il telefono mi ha suggerito di "migliorarla" automaticamente. Ho premuto il tasto e il mare è diventato più blu, il cielo più terso, la luce più calda. Ho guardato fuori dalla finestra e poi ho guardato la foto. Erano due posti diversi. Ho cancellato la foto e ho guardato il mare vero. Era meglio.

Parliamo del suo campo: le comunicazioni. La sua invenzione trasmetteva segnali Morse attraverso l'Atlantico. Oggi trasmettiamo video in alta definizione via satellite, in tempo reale, ovunque nel mondo. Cosa ne pensa?

Penso che la potenza del segnale sia impressionante. E penso che la qualità di ciò che trasmettete sia inversamente proporzionale alla potenza del segnale. Nel 1901 ho mandato la lettera "S" attraverso l'oceano. Tre punti. Era tutto quello che la tecnologia consentiva, e quei tre punti hanno cambiato il mondo. Oggi potreste trasmettere l'intera Divina Commedia in un centesimo di secondo, e la usate per mandare una faccina gialla che piange dal ridere.

L'emoji.

L'emoji. Siete tornati ai geroglifici. Tremilacinquecento anni di scrittura alfabetica, e il messaggio più diffuso al mondo è una faccina.

Ma è efficiente. Comunica un'emozione in un solo carattere.

Anche il punto e virgola comunica un'emozione. Si chiama "sono una persona che sa usare il punto e virgola". Non la sottovaluti.

Ha provato a mandare un messaggio?

Ho mandato un messaggio al vostro collega per ringraziarlo del caffè. Ho scritto: "Egregio collega, la ringrazio per la cortese ospitalità e per l'eccellente caffè. Cordiali saluti, G. Marconi." Mi ha risposto con il pollice in su. Un pollice. Ho scritto trentadue parole e ne ho ricevuta mezza. Se avessi saputo che il futuro della comunicazione era un pollice, avrei fatto l'agricoltore.

Oggi comunichiamo in modo più informale.

Informale. Questa è una parola gentile. Ho letto alcune delle vostre conversazioni, non per indiscrezione, il vostro collega me le ha mostrate per spiegarmi il contesto. Abbreviate le parole. Eliminate le vocali. Usate la lettera "k" al posto di "ch". Scrivete "cmq" e pretendete che significhi "comunque". Io ho lavorato per trasmettere un singolo carattere attraverso l'oceano. Voi ne eliminate il più possibile per risparmiare un decimo di secondo. La differenza è che io non avevo scelta. Voi sì, e scegliete l'analfabetismo.

Non le sembra un giudizio un po' severo?

Forse. Ma consideri questo: il codice Morse era un sistema di comunicazione limitato. Punti e linee, nient'altro. Eppure i telegrafisti sviluppavano uno stile personale, riconoscibile, elegante. Ogni operatore aveva il suo ritmo, la sua cadenza. Si riconoscevano tra loro dal tocco. Con ventisei lettere e dieci numeri creavano messaggi di una precisione e una concisione ammirevoli. Voi avete a disposizione l'intero alfabeto, la punteggiatura, le emoji, le GIF, i vocali, i video, e il risultato medio è "ok ci sentiamo dopo". Il problema non è lo strumento. Il problema è che avete smesso di rispettare il mezzo.

Eppure la comunicazione non è mai stata così democratica. Tutti possono parlare con tutti.

Questo è vero ed è importante. Ai miei tempi comunicare a distanza era un privilegio di stati, eserciti e aziende. Oggi chiunque può raggiungere chiunque. Ma "poter parlare" e "avere qualcosa da dire" sono due cose diverse, e voi avete risolto magnificamente il primo problema ignorando completamente il secondo.

Ha avuto modo di esplorare i social network?

Ho capito il meccanismo. Ognuno è diventato una piccola stazione radio. Trasmette in continuazione, su tutte le frequenze, senza sapere chi ascolta. Ai miei tempi si chiamava interferenza ed era un problema tecnico. Oggi è un modello di business.

Quale piattaforma l'ha colpita di più?

Ho passato due ore su quella che chiamate X, che prima si chiamava Twitter, che adesso forse si chiama di nuovo in un altro modo, non ho capito. È un posto dove le persone si insultano in pubblico con grande convinzione su argomenti di cui sanno poco. Un uomo con un gatto come immagine del profilo stava spiegando a un premio Nobel che sbagliava sulla fisica quantistica. Il premio Nobel ha risposto con la faccina che piange. Il gatto ha avuto più "mi piace". In questo momento sto rivalutando il telegrafo.

E TikTok?

TikTok è la cosa più vicina alla magia che ho visto in questo secolo, e intendo magia nel senso antico, cioè l'arte di catturare l'attenzione di una persona e non lasciarla andare. Ho iniziato a guardare un video di un ragazzo che spiega la teoria della relatività in quindici secondi. Un'ora dopo stavo guardando una donna che impila cereali su un cucchiaio. Non so come ci sono arrivato. Non so come uscirne. Credo di aver capito perché avete bisogno dei caricabatterie.

Ha visto TikTok come un problema?

L'ho visto come un'arma. Non in senso bellico, in senso tecnico. È un dispositivo di cattura dell'attenzione più efficiente di qualunque cosa io abbia mai progettato. La radio catturava l'attenzione con il contenuto: un concerto, un discorso, una notizia. TikTok cattura l'attenzione con il meccanismo stesso. Il contenuto è quasi irrilevante: è il ritmo, il taglio, la promessa del prossimo video che potrebbe essere migliore di questo. È ingegneria applicata al cervello umano. È brillante. È terrificante. È entrambe le cose.

LinkedIn le piacerebbe.

Mi è stato mostrato. Un posto dove le persone si congratulano a vicenda per aver cambiato lavoro. Ho contato: un certo Marco da Brescia ha ricevuto duecentoquattordici "congratulazioni" per essere diventato Regional Sales Manager. Ho inventato la radio, ho preso il Nobel, e mia madre mi ha detto "bravo". Duecentoquattordici persone non le conoscevo in totale.

LinkedIn serve anche per fare networking professionale.

Networking. Un'altra parola che non esisteva ai miei tempi. Io per fare "networking" andavo a cena con il re d'Inghilterra. Voi mandate richieste di collegamento a persone che non avete mai incontrato con un messaggio precompilato. Capisco che sia più democratico, ma è anche più triste.

Ho notato anche un genere letterario particolare su questa piattaforma. Lo chiamo "l'epifania del lunedì mattina". Inizia sempre con una storia edificante tipo "ero in fila alla posta e un bambino mi ha insegnato la leadership" e finisce con un insegnamento morale vagamente collegato al management. Ho letto trentasette di questi post. Sono tutti diversi e sono tutti uguali. Qualcuno ci mette anche la foto commossa. Ai miei tempi le epifanie erano riservate ai santi. Ora le ha chiunque abbia un abbonamento Premium.

Lei era anche un uomo di media: la sua compagnia aveva il monopolio delle comunicazioni transatlantiche. Oggi l'informazione si muove in modi molto diversi. Ha letto qualche giornale online?

Ho provato. Il vostro collega mi ha mostrato un sito di notizie. Prima di leggere l'articolo ho dovuto: rifiutare i cookie, chiudere un banner che mi chiedeva di iscrivermi alla newsletter, chiudere un altro banner che mi proponeva un abbonamento, chiudere una notifica, chiudere una pubblicità video, e scorrere oltre un blocco di "articoli consigliati" che non c'entravano nulla con quello che cercavo. Quando finalmente ho raggiunto l'articolo, avevo dimenticato perché volevo leggerlo.

È il modello economico del giornalismo online. I ricavi vengono dalla pubblicità.

Anche la radio commerciale funzionava con la pubblicità. Ma tra una pubblicità e l'altra c'era il contenuto. Nei vostri giornali online tra un contenuto e l'altro c'è la pubblicità. Avete invertito il rapporto. L'articolo è la pausa tra due spot.

Cosa pensa delle fake news?

Ai miei tempi la propaganda esisteva eccome. Mussolini usava la radio in modo sistematico e molto efficace: lo so bene perché la mia azienda gli forniva l'infrastruttura, e questa è una cosa con cui ho fatto pace solo parzialmente. La differenza è che negli anni Trenta la propaganda aveva una regia. Qualcuno decideva cosa dire e come dirlo. Oggi la disinformazione è democratica: chiunque può inventare una notizia falsa, pubblicarla, e raggiungere milioni di persone prima che qualcuno si prenda la briga di verificarla. Avete eliminato il monopolio della verità, che è una buona cosa. Ma avete eliminato anche il concetto stesso di verità, che è una pessima cosa.

Oggi si parla molto di "fact-checking".

Bellissima espressione. Avete inventato una professione il cui scopo è verificare se le cose che dite sono vere. Ai miei tempi si chiamava "giornalismo". Ora il giornalismo ha bisogno di un reparto apposito per controllare se stesso. È come un ristorante che assume un ispettore a tempo pieno per verificare che il cuoco non stia avvelenando i clienti. Se hai bisogno dell'ispettore, forse il problema è il cuoco.

Veniamo alla questione italiana. Lei è uno dei più grandi inventori della storia. Italiano. Eppure il governo italiano inizialmente non credette nel suo lavoro e lei andò in Inghilterra. Oggi l'Italia ha un rapporto complicato con l'innovazione tecnologica. Qualcosa è cambiato?

Mi faccia capire. Avete inventato la radio, il telefono, contribuito al microprocessore. Avete avuto Fermi, Rubbia, Faggin. Avete un patrimonio scientifico e ingegneristico di tutto rispetto. E oggi importate i software gestionali dalla Germania. Direi che non è cambiato nulla. L'Italia è bravissima a generare genio e pessima a trattenerlo. Ai miei tempi si emigrava con un baule. Oggi si emigra con un laptop.

Però lei alla fine è tornato in Italia.

Sono tornato perché amavo l'Italia. Non perché l'Italia amasse me. C'è una differenza. L'Italia mi ha dato il Nobel... No, aspetti, quello me l'hanno dato gli svedesi. L'Italia mi ha dato un seggio al Senato. Dopo che avevo già vinto il Nobel, fondato un'azienda mondiale, e reso possibile il salvataggio dei passeggeri del Titanic grazie alla radio. Sapete come funziona l'Italia? Fai qualcosa di straordinario, te ne vai, hai successo all'estero, e poi ti invitano a un convegno. Se hai molto successo, ti intitolano un aeroporto. Dopo che sei morto.

Roma Fiumicino si chiama Leonardo da Vinci, in effetti. E l'aeroporto di Bologna...

Si chiama Marconi, sì. Lo so. Un aeroporto. Ho reso possibile la comunicazione globale e il mio premio è che cinquemila persone al giorno ci parcheggiano la macchina sopra. Ringrazio sentitamente.

Come trova Pescara?

Non la conoscevo. È una bella città, il mare è splendido, il caffè è eccellente, e la gente ha una gestualità che rende superflua qualunque tecnologia di comunicazione. Ho visto due signore al mercato avere una conversazione completa usando solo le mani e le sopracciglia. Nessun telefono, nessun messaggio, nessuna emoji. Comunicazione pura. Probabilmente più efficiente del 5G.

Ha un'opinione sul sistema burocratico italiano?

Il vostro collega mi ha raccontato che per aprire un'attività servono in media centoventi giorni e trentacinque passaggi burocratici. Io nel 1897 ho convinto il governo britannico a finanziare i miei esperimenti in quattro settimane. Il problema dell'Italia non è la mancanza di innovazione. È che l'innovazione deve passare attraverso un sistema progettato per impedirla. È come costruire un'automobile e poi insistere che debba viaggiare su una strada romana. La strada romana è bella, è storica, è patrimonio dell'umanità. Ma ci mettete tre ore per arrivare in qualunque posto.

Le abbiamo spiegato cos'è l'intelligenza artificiale. Che impressione le ha fatto?

Notevole. Avete costruito una macchina che capisce il linguaggio umano, genera testo coerente, risolve problemi complessi, e la prima cosa che le persone le chiedono è di scrivere un'email per dire al collega che il meeting è spostato alle tre.

Be', è utile.

Anche il telegrafo era utile. Ma nessuno mandava un telegramma per dire "arrivo cinque minuti tardi". C'era un costo per carattere, e quel costo vi costringeva a pensare prima di trasmettere. Avete eliminato il costo e avete eliminato il pensiero.

Ha provato a usare l'intelligenza artificiale?

Il vostro collega mi ha fatto parlare con uno di questi sistemi. Ho chiesto: "Chi era Guglielmo Marconi?" Mi ha risposto in modo accurato, cortese, e leggermente noioso. Come un'enciclopedia con le buone maniere. Poi ho chiesto: "Marconi aveva ragione su tutto?" E la macchina ha iniziato a elencare le mie posizioni politiche discutibili con la stessa cortesia con cui mi aveva elogiato trenta secondi prima. È una macchina diplomatica. Forse troppo.

Cosa intende?

Intendo che la macchina non ha opinioni. O meglio, le ha ma le presenta come se non le avesse. Dice "da un lato" e "dall'altro lato" con una simmetria che è confortante ma intellettualmente disonesta. La verità non è quasi mai simmetrica. A volte un lato ha ragione e l'altro ha torto. Il telegrafo trasmetteva quello che gli dicevi. Questa macchina ti risponde quello che vuoi sentirti dire, ma in modo che sembri equilibrato. Non so quale sia peggio.

Le ho chiesto di scrivere questa intervista, per curiosità. Ha funzionato?

La macchina ha scritto un'intervista molto ragionevole in cui io dico cose molto ragionevoli in modo molto ragionevole. Non c'era una sola frase che fosse sbagliata. Non c'era nemmeno una sola frase che fosse viva. Era come un ritratto in cui le proporzioni sono perfette ma mancano gli occhi. Tecnicamente corretto. Umanamente vuoto.

Però l'AI potrebbe democratizzare l'accesso alla conoscenza. Chiunque può chiedere qualunque cosa.

Questo l'ha già fatto il vostro Internet, no? Eppure le persone non sono diventate più colte. Sono diventate più informate, che è una cosa diversa. Sapere dove trovare l'informazione non è la stessa cosa che capirla. L'intelligenza artificiale porta questo un passo avanti: vi dà la risposta già pronta, già digerita, già formattata. Non dovete nemmeno fare lo sforzo di cercare. E lo sforzo, le assicuro, era la parte importante. Non si capisce nulla senza fatica. Il cervello, come il muscolo, ha bisogno di resistenza per crescere. Voi state eliminando la resistenza e vi stupite che il muscolo si atrofizzi.

Ma per un inventore come lei, avere accesso a tutta la conoscenza umana istantaneamente...

Sarebbe stato magnifico. E pericoloso. Quando ho iniziato i miei esperimenti, non sapevo se la curvatura della Terra avrebbe bloccato le onde radio. Nessuno lo sapeva. E proprio perché nessuno lo sapeva, ho dovuto provare. Se avessi avuto la vostra intelligenza artificiale, le avrei chiesto: "Le onde radio possono seguire la curvatura terrestre?" E lei mi avrebbe detto, correttamente, con i dati disponibili a fine Ottocento, che no, non era possibile. E io non avrei provato. E la radio transatlantica non sarebbe nata. A volte il progresso viene dall'ignoranza, non dalla conoscenza. Dall'ostinazione di provare una cosa che tutti i dati disponibili dicono impossibile.

È un argomento contro l'intelligenza artificiale?

No. È un argomento contro la certezza. L'intelligenza artificiale è addestrata su ciò che è noto. Ma le scoperte avvengono in ciò che è ignoto. Se la macchina vi convince che sa tutto, smetterete di cercare. E quando smetterete di cercare, smetterete di trovare.

Parliamo di qualcosa di più leggero. La radio. La sua invenzione. Come la trova nel 2026?

Esiste ancora. Questo mi ha commosso. Non me l'aspettavo. In un mondo di podcast, streaming, intelligenza artificiale, la radio è ancora lì. Accendi e qualcuno parla. È la cosa più semplice e longeva che abbia inventato. Sono orgoglioso.

Ma la ascolta poca gente, ormai.

Questo lo dicevano anche nel 1945, quando è arrivata la televisione. Poi lo hanno detto quando è arrivato Internet. Poi quando sono arrivati i podcast. La radio è come un gatto: tutti pensano che stia per morire e invece sopravvive a tutti. Sa perché?

Perché?

Perché non richiede le mani né gli occhi. Potete ascoltarla mentre guidate, cucinate, lavorate. La televisione vi inchioda. Il telefono vi inchioda. La radio vi lascia liberi. Nel 2026 come nel 1920, la libertà è un vantaggio competitivo che non passa mai di moda.

Ha sentito parlare di Spotify?

Tutta la musica del mondo, accessibile in qualunque momento, per il prezzo di dieci caffè al mese. È la cosa più bella e la più triste che abbia visto. Bella perché un ragazzo a Pescara può ascoltare un'orchestra di Vienna con una qualità che nei miei tempi era riservata a chi si sedeva in prima fila. Triste perché quello stesso ragazzo cambierà brano dopo venti secondi perché "non lo prende subito". Avete accesso a tutto e la pazienza per nulla.

La musica oggi è molto diversa da quella del suo tempo.

Ho ascoltato. Alcune cose sono meravigliose. Altre durano due minuti e mezzo, hanno un testo che si ripete identico sei volte, e sono prodotte da un computer. Non sono contrario alla brevità (il codice Morse era brevissimo) ma la brevità funziona quando ogni elemento è essenziale. In molte delle cose che ho ascoltato, la brevità è usata per nascondere il vuoto.

Poi mi hanno fatto ascoltare una cosa chiamata "lo-fi beats to study to". Una diretta streaming che dura ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, di musica senza parole destinata a fare da sottofondo. La radio, la mia invenzione, è diventata tappezzeria sonora. Non so se esserne lusingato o offeso. Forse entrambi.

Come immagina il lavoro nel 2026, visto da fuori?

Sono stato nel vostro ufficio. Ho visto le persone lavorare. In teoria lavorano otto ore al giorno. In pratica passano tre ore in riunioni, un'ora a rispondere alle email, un'ora a cercare il documento che gli serve in un posto che chiamano "cloud", che è un nome bellissimo per un armadio, e le restanti tre ore a lavorare davvero. Ai miei tempi non avevamo le riunioni. Ci parlavamo. È diverso.

In che senso?

Una riunione è una conversazione con una data di inizio, una durata prevista, un ordine del giorno, e nessuna garanzia che qualcuno dica qualcosa di utile. Ai miei tempi se dovevo parlare con qualcuno andavo nel suo ufficio, dicevo quello che dovevo dire, e tornavo al mio lavoro. Durava quattro minuti. Non aveva bisogno di un "invite" su un calendario condiviso, di un link per il collegamento a distanza, e di un messaggio di follow-up per riassumere quello che ci eravamo appena detti a voce. Voi avete trasformato il parlare in un processo burocratico.

Le riunioni servono a coordinare team distribuiti. Molte persone lavorano da casa.

Questo l'ho trovato incredibile. Potete lavorare da qualunque posto. Dal divano. Da un bar. Da un altro paese. Il vostro collega mi ha detto che un suo collaboratore lavora dalla Romania. Dalla Romania! Ai miei tempi per lavorare con qualcuno in un altro paese dovevi prendere un piroscafo. Adesso accendi il computer e parli con Bucarest. Questa è la vera rivoluzione. Non la macchina intelligente, non il video in alta definizione. Il fatto che il lavoro non ha più bisogno di un luogo. Questo cambia tutto. Avete capito che cambia tutto?

Non tutti l'hanno capito, in effetti.

Me ne sono accorto. Il vostro collega mi ha spiegato che molte aziende stanno chiedendo ai dipendenti di tornare in ufficio. Avete scoperto che il lavoro è indipendente dal luogo, avete gli strumenti per farlo funzionare, e state tornando indietro perché i dirigenti hanno bisogno di vedere le persone sedute alla scrivania per credere che stiano lavorando. Ai miei tempi questo si chiamava sorveglianza. Oggi si chiama "cultura aziendale".

A proposito di sorveglianza. Oggi c'è un grande dibattito sulla privacy. I nostri dati personali vengono raccolti da aziende private, governi, piattaforme.

Mi è stato spiegato. Se ho capito bene, ogni volta che usate il telefono, e lo usate sempre, qualcuno registra dove siete, cosa cercate, con chi parlate, cosa comprate, cosa vi piace, cosa vi fa arrabbiare, e quanto dormite. Poi queste informazioni vengono usate per mostrarvi pubblicità su cose che non sapevate di volere finché non ve le hanno mostrate. Corretto?

Più o meno.

Ho una domanda.

Prego.

Ma perché lo accettate?

È complicato. I servizi sono gratuiti e...

No, non è complicato. Ai miei tempi se qualcuno leggeva la vostra posta era un reato. Se qualcuno vi seguiva per strada era un maniaco. Se qualcuno sapeva cosa avevate comprato era il negoziante, e gli davate del lei. Oggi fate volontariamente tutto questo, ogni giorno, in cambio della possibilità di mettere orecchie da coniglio sulla vostra foto. Il rapporto costo-beneficio mi sfugge.

Ma sono servizi utili. Le mappe, il meteo, la posta elettronica...

Ai miei tempi le mappe erano di carta e funzionavano benissimo. Il meteo lo capivate guardando il cielo. La posta arrivava una volta al giorno e nessuno è morto per aver ricevuto una lettera alle dieci invece che alle otto. Voi avete sostituito cose che funzionavano con versioni digitali che funzionano meglio in cambio di un prezzo che non vedete. Il prezzo si chiama "voi". I vostri dati, le vostre abitudini, i vostri desideri. Siete diventati il prodotto. E non ve ne siete nemmeno accorti, perché il prodotto è gratuito e chi vuole lo compra.

L'Europa ha introdotto il GDPR per proteggere i dati personali.

Sì, me l'hanno spiegato. Ogni sito web ora vi chiede il permesso prima di spiarvi. E voi premete "Accetta tutti i cookie" senza leggere, perché il banner è fastidioso e volete arrivare al contenuto. Avete creato una legge per proteggervi da voi stessi e la aggirate voi stessi. È la cosa più italiana che ho sentito da quando sono arrivato.

Un tema che non esisteva ai suoi tempi: il cambiamento climatico. Le onde radio non inquinano, ma l'infrastruttura digitale che ne è derivata consuma enormi quantità di energia.

Mi è stato detto che un singolo data center, uno dei magazzini dove tenete il vostro "cloud", consuma l'energia di una piccola città. Che addestrare un modello di intelligenza artificiale produce l'anidride carbonica di cinque automobili per tutta la loro vita. Che guardare un video in streaming per un'ora consuma l'elettricità necessaria per far funzionare un frigorifero per una settimana. Il mondo immateriale che avete costruito ha un costo materiale enorme. Ma siccome non lo vedete fate finta che non esista.

Anche la rivoluzione industriale aveva costi ambientali.

Sì, ma li vedevamo. Il fumo nero delle fabbriche era lì, visibile, tangibile. Non potevamo ignorarlo. Il vostro inquinamento è invisibile. I server sono in edifici anonimi in campagna. L'energia arriva attraverso fili che non guardate. L'anidride carbonica va in alto, dove non la vedete. Avete creato un sistema che distrugge l'ambiente in modo elegante, pulito, e invisibile. È l'unico settore in cui la vostra estetica è impeccabile.

È un'osservazione dura.

Non è dura, è matematica. Quando la trasmissione è gratuita e istantanea, il valore del singolo messaggio tende a zero. Io ho speso anni per mandare tre punti attraverso l'Atlantico. Voi mandate trecento messaggi al giorno e nessuno di quelli vale quei tre punti.

Non le sembra di idealizzare il passato?

Forse. Il passato non era migliore. Era più lento, più ingiusto, più violento, più ignorante. Non tornerei indietro nemmeno se potessi... Beh, dovrò tornarci, immagino, per la questione della macchina del tempo. Ma il passato aveva una cosa che voi avete perso: il rapporto tra sforzo e valore. Quando comunicare costava fatica, si comunicava solo ciò che valeva la fatica. Quando leggere richiedeva concentrazione, si leggeva solo ciò che meritava concentrazione. Quando ascoltare significava sedersi davanti a una radio e non fare altro, si ascoltava davvero. Voi fate tutto simultaneamente e il risultato è che non fate nulla davvero.

I multitasker non sarebbero d'accordo.

Il multitasking è l'arte di fare molte cose male contemporaneamente. Io per captare il segnale da Poldhu a Terranova ho dovuto eliminare ogni distrazione, ogni interferenza, ogni rumore. Il segnale era debolissimo. Se avessi fatto multitasking, se avessi cercato di captare il segnale mentre leggevo il giornale e rispondevo alle lettere, non l'avrei mai sentito. I grandi risultati vengono dall'attenzione totale. E l'attenzione totale è la cosa più rara nel vostro mondo.

Un'ultima domanda. Se potesse mandare un messaggio a tutto il mondo, come fece nel 1901, ma stavolta con parole invece che con tre punti, cosa direbbe?

Direi: spegnete tutto per un'ora. Non per luddismo. Non perché la tecnologia sia cattiva. Ma perché non potete sapere cosa vale il segnale se non conoscete il silenzio. Io ho passato anni ad ascoltare il rumore statico dell'atmosfera prima di sentire quei tre punti. Voi non ascoltate più il silenzio. E senza silenzio, anche il segnale più potente è solo rumore.

Non teme che nessuno la ascolterebbe?

Nessuno mi ascoltò nemmeno nel 1895 quando presentai l'idea al governo italiano. E guardate cosa è successo dopo. I messaggi più importanti sono quelli che inizialmente nessuno vuole sentire. Se il vostro messaggio piace subito a tutti, probabilmente non state dicendo nulla di nuovo.

Vuole aggiungere qualcosa?

Voglio ringraziare la signora del bar che mi ha chiamato "giovanotto". Non so se sia per gentilezza o per ignoranza, ma in entrambi i casi mi ha reso felice. E voglio dire che il caffè qui è eccellente. Davvero eccellente. In centotrentadue anni, almeno quello non l'avete rovinato.

Grazie, signor Marconi.

Grazie a voi. Adesso, se non vi dispiace, vorrei guardare il mare per un po'. Senza filtri.


Guglielmo Marconi (1874-1937) è stato un inventore, imprenditore e politico italiano. Premio Nobel per la Fisica nel 1909, è universalmente riconosciuto come il padre delle telecomunicazioni senza fili. Non è mai stato a Pescara, per quanto ne sappiamo. Il caffè, qui, è davvero buono.

Questa è la prima delle Interviste impossibili. Se avete suggerimenti su chi portare nel 2026, scrivetemi. Ho una macchina del tempo e non ho paura di usarla.